Gli uomini fanno progetti e gli Dei sorridono

Con questa frase, tratta dal romanzo “Per amore di una donna” dello scrittore israeliano di Meir Shalev, Gabriele Salvatores apre il film “Amnèsia”.

Con la stessa frase inizio a volte le mie giornate e oggi mi sono fermata a riflettere che effettivamente per quanti progetti noi facciamo, non sappiamo mai dove ci porterà la strada intrapresa per perseguirli.

Ciò non significa che dobbiamo rimanere fermi ad aspettare che il nostro destino si compia perché allora niente si realizzerà nelle nostre vite. E’ giusto e sano che ci poniamo degli obiettivi e che ci impegniamo nel raggiungerli, ma dobbiamo rimanere aperti alle mille possibilità che ci si aprono lungo il cammino.

Capita così che iniziamo un percorso e ad un certo punto ci rendiamo conto che quello che desideravamo non è ciò di cui abbiamo realmente bisogno e che a renderci felici è qualcos’altro a cui non avevamo pensato prima.

Lungo il cammino possiamo inoltre incontrare diverse difficoltà che magari non ci aspettavamo, ma non dobbiamo farci trovare impreparati: davanti ad una montagna da scalare possiamo decidere di affrontarla, di aggirarla o di tornare indietro. Dipende da quanto teniamo ad arrivare alla meta e da quali strategie adottiamo per raggiungerla.

In merito a ciò vorrei condividere con voi questa mia constatazione: quando vengo a conoscenza della storia di persone che sono riuscite a realizzare il proprio sogno, piccolo o grande che sia, ogni volta, in modo diverso, ritrovo la stessa caratteristica: la capacità di non farsi scoraggiare dagli imprevisti e di credere fino in fondo nel proprio progetto.

Molti di noi riuscirebbero a raggiungere i risultati sperati se credessero fino in fondo nei loro obiettivi e nella propria capacità di raggiungerli. Invece a volte è più facile lasciar stare pensando di essere svantaggiati rispetto a chi riesce ad avere successo, senza renderci conto che quella persona, di cui probabilmente non conosciamo bene il percorso, è stata più volte messa alla prova, senza mai arrendersi.

E’ in sostanza la metafora dell’iceberg (della quale non sono riuscita a risalire all’autore): “Il successo è come un iceberg. La persone vedono la superficie. Ma sotto la superficie ci sono: persistenza, fallimento, sacrificio, duro lavoro, dedizione”.

Ciò è possibile se a muoverci sono una grande passione e la fiducia in noi stessi, accompagnate dalla consapevolezza che una vita che vale di essere vissuta è quella capace di farci provare entusiasmo nel fare ciò che facciamo, anche quando ci costa fatica.

Dobbiamo quindi capire che a volte può essere necessario uscire dalla nostra zona di comfort per spingerci un po’ più in là al fine di realizzare il nostro sogno, in qualsiasi ambito esso sia.

Allora a sorridere non saranno solo gli Dei, ma anche noi stessi nel sorprenderci di come il cammino non sia mai rettilineo, ma pieno di strade diverse e molteplici possibilità, capaci di spingerci ogni volta verso nuove emozioni.

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