Snapchat e l’illusione dell’effimero: come tutelare i giovani dai possibili rischi

Snapchat, l’app che consente di inviare messaggi, foto e video che si auto cancellano dopo un certo lasso di tempo, è in forte crescita nel mondo e anche in Italia. Lo amano i giovani, soprattutto la fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni. Ne amano giustamente la facilità d’uso e il divertimento dato dalla possibilità di utilizzare filtri bizzarri per giocare con la loro immagine. Ma ciò che viene più apprezzato è il fatto che tutto poi venga cancellato, cosa che favorisce la comunicazione spontanea ed immediata.

Questo aspetto – che sembra rassicurare gli utenti dai risvolti a volte negativi della permanenza nel tempo che caratterizza solitamente ciò che pubblichiamo sul web – è anche ciò che dovrebbe più preoccupare. Infatti, con l’illusione che tutto si cancelli, gli utenti possono essere spinti a condividere di tutto, tra cui foto e video molto intimi, pensando magari di inviarli ad una persona in particolare e che comunque poi non ne rimanga traccia. Ciò, insieme al fatto che spesso gli utenti, e i giovani in particolare, non abbiano le conoscenze necessarie per un utilizzo consapevole dei social network, costituisce un mix pericoloso.

Cosa può succedere? Ad esempio chi visiona i post può non essere da solo in quel momento e può in ogni caso salvarne i contenuti prima che si cancellino. E’ per questo che, anche nell’anteprima della presentazione dell’app da scaricare, si avverte: “Nota: gli Snapchatter possono sempre catturare o salvare i tuoi messaggi facendo uno screenshot oppure utilizzando una fotocamera. Fai attenzione agli Snap che invii!”

I social costituiscono un fenomeno recente, con grandi potenzialità positive che superano di gran lunga, a mio avviso, gli aspetti negativi. Ma i social bisogna conoscerli, occorre comprendere soprattutto quali sono le dinamiche che li sottendono. E gli utenti, in particolare i più giovani, sono spesso impreparati perché né la scuola, né le famiglie si sono ancora interessate seriamente al fenomeno. Si pensa che i ragazzi siano in grado da soli di utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione, ma sapere come utilizzarli a livello “tecnico” non equivale ad avere la maturità di sapere come avvalersene per trarne vantaggi e non incorrere in problemi. Altre volte gli adulti, compresa certa stampa, hanno un atteggiamento demagogico che vede nei social il male puro: comportamento distruttivo che non fa che aumentare il divario e l’incomunicabilità con i nostri ragazzi.

La soluzione non è dunque lasciar fare né vietare. La soluzione è la conoscenza e l’atteggiamento costruttivo di chi vuol capire per affiancare i giovani nel loro percorso di crescita personale e anche, perché no, crecere insieme a loro. Una crescita che può sicuramente essere favorita anche dai nuovi strumenti di comunicazione, ma solo se utilizzati in modo consapevole.

 

Foto by Kaboompics

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