Social media crisis: quando “L’Amaca” di Michele Serra inciampa nel sassolino del social media manager

Michele Serra, noto giornalista e scrittore, nella sua rubrica L’Amaca, pubblicata il 23 marzo su Repubblica, dichiara di aver scoperto l’esistenza dei social media manager, cioè di professionisti che curano le strategie di comunicazione sui social… meglio tardi che mai, direte voi.

Peccato però che sembri non aver capito che si tratti di un lavoro vero, fatto da professionisti che non si limitano a tenere in mano uno smartphone, digitando a caso sulla tastiera. Lui lo definisce un mestiere bizzarro, al pari – dice – del collaudatore di lacci da scarpe o dello schiacciatore personale di brufoli.

Io penso che mai nessun uomo dovrebbe denigrare il lavoro di un altro uomo, soprattutto quando non lo si comprende appieno o quando, e questa è l’ipotesi peggiore, lo si fa solo per suscitare l’altrui ilarità.

L’ha scritto per amor di battuta, certo. Ma dall’intero testo trapela stupore – sincero o costruito – per aver scoperto una professione che, dall’alto delle sue conoscenze, non ha ragion di esistere.

Aziende, personaggi, artisti, uomini politici in tutto il mondo hanno successo anche grazie a strategie di comunicazione ideate e messe in pratica da social media manager, ma lui forse non lo sa e preferisce ridicolizzare un mestiere che non capisce o finge di non capire.

L’altro lato della medaglia è che ora lo stesso Serra è caduto, senza saperlo, in una vera e propria social media crisis. Inevitabilmente, infatti, i suoi pensieri vengono divulgati anche e soprattutto attraverso i social network, dove schiere di esperti di web marketing e social media manager stanno insorgendo a causa di un giudizio tanto ingrato nei confronti del loro lavoro: immediatamente si è creato un buzz, in poche parole un passaparola digitale, su gruppi, pagine, profili social e blog personali. Basti guardare il confronto nato sul gruppo Facebook Social Media Italy, da cui io stessa ho appreso la notizia.

Questa è la dimostrazione che nella società odierna i social fanno ormai parte del quotidiano delle persone. Chi lavora comunicando attraverso ciò che scrive non può non tenerne conto. Può forse essere convinto di non farne parte, ma è una visione limitata perché oggi sui social possiamo anche scegliere di non esserci direttamente attraverso profili da noi creati, ma inevitabilmente ci siamo, anche se in via indiretta, soprattutto se siamo personaggi pubblici.

Se una volta un articolo pubblicato su un quotidiano veniva letto solo dagli acquirenti del giornale stesso, ora quell’articolo può avere una risonanza enorme se rimbalzato sul web “di post in tweet”.

Se poi una volta ad aver voce per rispondere potevano essere davvero in pochi, probabilmente solo altri giornalisti o personaggi pubblici, qualora avessero avuto interesse a farlo, ora chiunque può rispondere, far sentire la propria voce e farla conoscere al mondo.

E’ anche questo il bello dei social e i social media manager lo sanno bene.

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